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La tua banca non è in elenco? Serve solo il file dei movimenti

Le guide qui accanto spiegano dove sta il pulsante di export dentro un singolo servizio. Ma non esiste una lista di banche supportate: se il tuo servizio ti fa scaricare l'elenco dei movimenti, Spicci lo legge. Ecco cosa cercare, di che periodo, e le poche cose che non funzionano.

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Quasi tutte le app di finanza personale hanno una pagina con l'elenco delle banche compatibili, e la prima cosa che fai è cercarci la tua. Qui quell'elenco non serve, perché Spicci non si collega al tuo conto: legge il file che scarichi tu. E il file lo capisce da solo — che colonne ha, dove comincia la tabella, se gli importi hanno la virgola o il punto, in che valuta sono.

Questo vuol dire che le pagine dedicate a Fineco, Directa o Degiro servono a una cosa sola: dirti dove si nasconde il pulsante di export dentro quel servizio. Se il tuo non è tra quelli, cambia solo che il pulsante devi trovarlo tu. Il resto è identico.

La regola unica: l'elenco di cosa è successo

In ogni servizio finanziario esiste una sezione che elenca le operazioni una per una, in ordine di data. È quella che ti serve, e cambia solo nome:

  • Banca o conto corrente — «Movimenti», «Lista movimenti», «Estratto conto», «Contabile». Ci finiscono stipendio, bollette, spesa, bonifici: entrano nelle spese categorizzate e nella liquidità.
  • Broker o conto titoli — «Operazioni eseguite», «Eseguiti», «Resoconto operazioni», «Rendiconto», «Activity statement», «Transaction history». Da lì nascono posizioni, costo medio e plus/minusvalenze.
  • Conti e carte digitali (Revolut, N26, Hype, PayPal e simili) — spesso l'export sta dentro l'app, alla voce «estratto conto», e ti fa scegliere periodo e formato.
  • Fondo pensione — la comunicazione periodica annuale o l'estratto della posizione, in PDF. Ci sono dentro i versamenti, il comparto e i costi: bastano quelli.
  • Exchange di criptovalute — «Transaction history» o «Export report», in CSV. Acquisti, vendite e conversioni.

Se una riga ha una data e un importo, sei nel posto giusto. Se la schermata mostra solo quanto hai adesso, no — e sotto spieghiamo perché è una differenza che conta.

Tre passi, uguali per tutti

01

Esporta il periodo più lungo

Cerca la sezione dei movimenti e scarica tutta la storia che ti dà: più anni carichi, più costo medio e grafici sono giusti dal primo giorno. Se ti fa scaricare un anno per volta, scarichi più file.

02

Trascinalo com'è

CSV, Excel o PDF, anche più file insieme. Non aprirlo per sistemare colonne, date o virgole: quel lavoro lo fa lui, e un file «aggiustato» a mano di solito si legge peggio.

03

Guarda l'anteprima e conferma

Ti mostra cosa ha capito prima di salvare niente: correggi quello che non torna e confermi. Se tra un mese ricarichi lo stesso file, i movimenti già presenti non si duplicano.

Meglio un file grezzo che uno «sistemato»

La tentazione è aprire il CSV, cancellare le righe di intestazione, mettere a posto le date e salvarlo di nuovo. Non farlo: quelle righe strane — la testata con l'intestatario, il totale in fondo, il codice della filiale — sono indizi che aiutano a capire di che file si tratta. Toglierle rende il lavoro più difficile, non più facile.

Da un file qualunque al patrimonio completo: i movimenti letti, categorizzati e sommati agli altri conti. (Screenshot di un account dimostrativo.)

Il tuo file lo legge, o te lo dice

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Quanta storia caricare

Prendi il periodo più lungo che ti lasciano scaricare, anche se sono dieci anni di spesa al supermercato. Sul lato investimenti non è un vezzo: il costo medio di un titolo si calcola dagli acquisti, e se manca il primo acquisto manca il numero da cui dipende tutto il resto — plusvalenza compresa, che in Italia poi si tassa al 26%.

Molti servizi però limitano l'export a dodici mesi. In quel caso scarichi più file, uno per anno, e li carichi tutti — anche in blocco. Se due file si sovrappongono, i movimenti già presenti vengono riconosciuti e non entrano due volte.

Le due cose che non funzionano

Sono poche, e preferiamo dirtele prima che dopo.

La fotografia di quanto hai adesso. È il file — o la schermata — che elenca i titoli in portafoglio oggi con il loro controvalore, senza le date di acquisto. Sembra il più completo di tutti, ed è quello che Spicci rifiuta: da lì non si sa quando hai comprato né a quanto, quindi importarlo significherebbe scrivere acquisti mai avvenuti, tutti datati al giorno del caricamento. Il rendimento risulterebbe zero e ogni grafico partirebbe da una bugia. Se davvero la storia non ce l'hai, in Spicci imposti una posizione di partenza: dichiari cosa possedevi e da quando, e da lì in poi i conti tornano.

Il riepilogo senza dettaglio. Un PDF di due pagine con «totale entrate» e «totale uscite» non contiene le singole operazioni: non c'è niente da importare. Serve il documento con la lista, che di solito è più lungo e meno bello da vedere.

Se un file non si legge, te lo dice

Può capitare che un formato non venga riconosciuto. In quel caso Spicci si ferma e ti spiega cosa non ha capito, invece di tirare a indovinare: meglio un import da rifare che un numero sbagliato dentro il patrimonio, che poi nessuno nota. Se ti succede con l'export della tua banca, passa dalla pagina contatti e mandacelo — anche anonimizzato: nome, IBAN e importi puoi sostituirli con quello che vuoi, a noi serve com'è fatto il file, non cosa c'è scritto dentro. I formati nuovi li aggiungiamo guardando i file veri.

Anche l'estratto conto della banca serve a qualcosa: le spese arrivano già divise per categoria.

Poi i file diventano un patrimonio solo

La parte interessante comincia dopo il secondo file. Il conto in banca, i due broker, il fondo pensione e le crypto smettono di essere cinque app da aprire in fila e diventano un numero solo, già in euro, con la casa e il mutuo dentro. I prezzi dei titoli poi si aggiornano da soli, ogni giorno, senza che tu ricarichi niente.

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Già che ci sei, ecco tutto il resto

Unire i broker è il primo passo. Da lì Spicci diventa il posto dove vive tutto il tuo patrimonio — non solo i conti titoli.

Sempre un passo avanti

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Spicci guarda i tuoi numeri e ti fa notare ciò che merita attenzione: una scadenza in arrivo, una minusvalenza ancora compensabile, un abbonamento che rincara, un budget che scappa. Sono fatti, non consigli — la decisione resta tua, e ogni tipo di avviso si imposta o si spegne con un tap.

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Come proteggiamo i tuoi dati, nel dettaglio
Piano gratis per sempre Nessuna banca da cercare in elenco CSV, Excel o PDF Niente password del conto

Domande frequenti

La mia banca non ha una guida dedicata: funziona lo stesso?

Sì. Le guide per Fineco, Directa o Degiro servono solo a dirti dove sta il pulsante di export dentro quel servizio: non c'è nessun elenco di banche «supportate». Spicci riconosce il formato del file quando lo carichi, quindi va bene anche una banca piccola, un broker estero o un servizio che nessuno usa in Italia.

Quale file devo scaricare, esattamente?

Quello con l'elenco di cosa è successo sul conto: si chiama «movimenti», «lista movimenti», «estratto conto», e su un broker «operazioni eseguite», «resoconto» o «activity statement». Deve avere una riga per operazione, con data e importo. Il formato non conta: CSV, Excel o PDF vanno tutti bene.

Che periodo conviene esportare?

Il più lungo che il tuo servizio ti lascia scaricare. Più storia carichi, più i grafici e il costo medio dei titoli sono giusti fin dal primo giorno. Se il servizio ti costringe a scaricare un anno alla volta, scarichi più file e li carichi tutti: i doppioni li riconosce.

Ho solo un PDF, non riesco a esportare in Excel: è un problema?

No. Il PDF si carica direttamente, senza convertitori: è il caso di Trade Republic, di molte banche e delle comunicazioni dei fondi pensione. L'unica cosa che serve è che il PDF contenga l'elenco delle operazioni, non solo un riepilogo di due righe.

Perché non posso caricare la schermata con le mie posizioni di oggi?

Perché dice cosa possiedi adesso, ma non quando l'hai comprato né a quanto. Importarla scriverebbe acquisti mai avvenuti, tutti datati al giorno del caricamento, e ogni grafico da lì in poi sarebbe sbagliato. Spicci preferisce dirtelo e rifiutare il file, invece di riempirti la dashboard di numeri finti: se dell'inizio non hai lo storico, imposti a mano una posizione di partenza.

Devo dare le mie credenziali della banca?

No, mai, e non c'è nemmeno il modo di farlo: nessun collegamento automatico al conto. Scarichi tu il file dal tuo servizio e lo carichi. Le password restano dove devono stare.

E se il file proprio non si legge?

Te lo dice, con un messaggio che spiega cosa non ha capito: preferisce fermarsi piuttosto che tirare a indovinare un numero. Se ti capita con l'export della tua banca, passa dalla pagina contatti e mandacelo pure anonimizzato — nome, IBAN e importi puoi sostituirli, a noi serve com'è fatto il file, non cosa c'è scritto dentro. I formati nuovi li aggiungiamo guardando i file veri.

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